Certamente
non è la geometria che ha prodotto la stereotomia in Francia; ma al contrario -
grazie a Desargues, La Hire, Frézier, Monge - è la stereotomia che, in
Francia, ha fatto nascere la geometria descrittiva.
Pérouse de Montclos, L’architecture à la française,
1982.
Prefazione
Lo
scopo principale di questo studio è dato dal raccogliere, selezionare,
tradurre, commentare e illustrare i brani più notevoli dei principali trattati,
quasi tutti francesi, che tra la seconda metà del Cinquecento e la prima del
Settecento definirono e svilupparono la scienza della stereotomia. Si prenderà
in esame, soprattutto, uno tra gli oggetti architettonici più espressivi e
peculiari di questa disciplina: la trompe, ed in particolare la trompe
di Anet, dalla forma forse più ardita e complessa tra tutte. Pertanto sono
stati scelti i trattati di Philibert Delorme, precursore nel campo della
stereotomia e inventore della trompe di Anet; Amédée-François Frézier,
il quale nei suoi tre tomi ha codificato complessivamente la materia; Girard
Desargues, che invece, anche attraverso il suo discepolo Abraham Bosse, propone
un metodo per certi versi del tutto originale; François Derand, Mathurin Jousse,
François de Chales, Philippe de La Hire, Jean Baptiste De La Ruë e Guarino
Guarini, ciascuno dei quali perfeziona, approfondisce o codifica uno o più
aspetti particolari della materia.
Per meglio operare, e con maggior precisione, si è anche messo a punto un
programma per computer, basato sul metodo del trait, in grado di definire
sia il modello tridimensionale di una generica trompe conica e dei suoi
conci, sia i cartoni bidimensionali, a quel tempo usati per il taglio dei conci
stessi oppure per costruire modelli in scala. Il programma, di semplice e libero
utilizzo e disponibile presso il sito Internet
http://www.iuav.it/dpa/ricerche/trevisan/trompe.htm, consente anche
di scandagliare, rapidamente e con certezza dei risultati, le possibili
variazioni che subisce il modello al modificarsi del grafico costruttivo.
Il
primo motivo di interesse per questa disciplina, apparentemente così lontana
dalle odierne procedure di progettazione e costruzione dell’architettura,
consiste al contrario nella sua assoluta attualità. Negli ultimi due secoli
l’architetto ha concepito e sviluppato il progetto essenzialmente usando i
metodi di rappresentazione sul piano di un modello. La geometria descrittiva,
tenendo fede al suo stesso nome, si propone infatti di rappresentare
univocamente il modello tridimensionale, certo non di costruirlo. Al contrario,
oggi, gli strumenti del computer aided architectural design creano,
controllano e modificano il modello tridimensionale con metodi simili a quelli
della costruzione reale. La rappresentazione del modello coincide dunque con il
modello stesso e tende persino a confondersi con l’architettura edificata.
L’architetto può così operare costruendo direttamente l’architettura, o
meglio il suo modello digitale, non una sua rappresentazione piana. La
stereotomia, ed in particolare il metodo del trait, ha lo stesso intento,
non limitandosi a conoscere e descrivere l’oggetto, ma letteralmente
costruendolo in ogni spigolo, in ciascuna faccia, concio per concio. Basti
pensare, ad esempio, che il metodo della doppia proiezione ortogonale richiede
almeno due rappresentazioni, proprio perché dall’incrocio delle due
informazioni bidimensionali si perviene alla conoscenza della terza dimensione:
ciò che non è rappresentato, semplicemente, non esiste e ciò che è
rappresentato in una sola vista è, di norma, indefinito. Un trait géométrique,
al contrario, non solo trattiene in sé il modello complessivo e completo
dell’oggetto, come una cellula contiene l’intero patrimonio genetico di un
individuo, ma consente anche di descriverlo e persino di costruirne direttamente
il modello fisico, per quanto complesso esso sia. Uno strumento vivo e dinamico,
allora, un vero e proprio algoritmo creatore, ancora utile all’architetto
oltre che allo storico.
Il
testo che segue è strutturato per livelli successivi: ad una prima parte, che
ha il compito di illustrare e suddividere il tema e trarne alcune considerazioni
complessive, seguono alcune appendici tecniche, che approfondiscono specifici
problemi geometrici e di metodo. Infine, le traduzioni commentate e provviste di
un ampio apparato iconografico portano il lettore ad una diretta conoscenza dei
trattati.
Lo
spunto per lo studio della stereotomia proviene dal prof. Massimo Scolari. Gli
sono particolarmente riconoscente anche per le lunghe, assidue e per me assai
fruttuose conversazioni sull’argomento; per avermi dato accesso alla sua
biblioteca e persino ai suoi stessi appunti di lavoro. Non sono certo di esser
riuscito a tradurre tutto questo in analisi penetranti e illuminanti, in
concetti e metodi espressi con chiarezza e accuratezza. Per contro,
manifestamente, tutti gli errori, le imprecisioni o le lacune sono da
attribuirsi solo ed interamente a chi scrive.